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Un drago allo stadio!!!

Pazzesco! Il 23 Marzo in Corea del sud hanno innaugurato così i campionati nazionali di Baseball! Utilizzando la tecnologia 3d con rete dei telefonia 5G (la Corea è la prima nazione ad usarla) hanno dato vita ad uno spettacolo incredibile.

in pratica credo sia più bello visto nel video che dal vero, perchè allo stadio dovevano seguire il drago guardando nel telefonino…però forte!

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Draghi leggendari

I draghi compaiono praticamente in tutte le culture, visti come incarnazione del demonio nella tradizione medievale, sono invece considerati simbolo di grande saggezza in quella orientale tanto che i cinesi ritenevano che alla sua morte un imperatore volasse in cielo sotto forma di drago. Qui da noi la leggenda più nota è quella di San Giorgio il cui miracolo più celebre fu quello dell’uccisione del drago. Ecco come viene riportato l’episodio nella Legenda Aurea di Jacopo da Varagine : per tenere lontano un mostro che infesta la città libica di Selem, gli abitanti estraggono a sorte giovani da dargli in pasto; quando il sacrificio tocca alla figlia del re, passa da quelle parti Giorgio, un giovane cavaliere, che tranquillizza la principessa e neutralizza il drago; quindi invita la principessa a legare la sua cinta al mostro, ora mansueto, per condurlo in città; di fronte al miracolo, il re e l’intera popolazione si convertono; e il drago viene ucciso.

C’è poi la leggenda di San Giulio, che sconfisse un drago che viveva nel lago d’Orta terrorizzando le popolazioni vicine, a raccontare questa storia fantastica, sono le suore che vivono nel convento in cui è custodito qualcosa di incredibile, la prova concreta che la leggenda sia vera, una vertebra di drago!
La vertebra è sospesa al centro della sacrestia e le sue dimensioni sono enormi. Effettivamente si tratta di un osso ritrovato nei pressi dell’isola, nulla ci può assicurare che sia appartenuta a un drago, ma potrebbe essere un residuo dello scheletro di qualche dinosauro acquatico. In ogni caso, grazie alla vertebra, la storia di San Giulio si fa sicuramente più credibile e affascina tutti coloro i quali ne vengono a conoscenza.

Non possiamo sorprenderci direi se i draghi non vogliono farsi vedere da noi! La loro saggezza li ha portati a scegliere di nascondersi perché pur essendo esseri potenti verrebbero sopraffatti dalla crudeltà e dal numero nettamente superiore degli uomini.

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Il Drago di Atessa

Come dicevo sono abruzzese, e l’Abruzzo fino a qualche decennio fa era un ottimo posto per un drago, poco abitato, ricco di boschi, montagne e paludi in cui nascondersi. Secondo una leggenda, Atessa, un comune in provincia di Chieti, era in principio formata dall’unione di due città Ate e Tixa, separate da una valle paludosa nella quale abitava un temutissimo drago. Per le due cittadine era quindi quasi impossibile incontrarsi o unirsi.
Al di sotto di questa valle c’erano anche due fiumi: l’Osente e il Pianello (chiamati oggi Sangro e Osento), che costituivano un habitat paludoso e malsano, particolarmente ideale per il drago di questa leggenda. Per diverso tempo la situazione rimase la stessa, finché non arrivò da Brindisi il Vescovo di Leucio che aveva già scacciato un drago nella sua città.
Da esperto quale era, il vescovo si recò nella tana del drago, lo nutrì per tre giorni e quando era ormai sazio lo incatenò poi dopo sette giorni lo uccise. Conservò il suo sangue che fu usato dal popolo come pozione curativa. La valle fu dunque libera e le due città riuscirono finalmente a unirsi formando Atessa, il cui dolce tipico è un grande serpente o forse un Drago!

In ricordo del valoroso Vescovo di Leucio venne costruita una chiesa, l’attuale chiesa di San Leucio, nella quale si può ammirare quel che resta del famigerato drago: un’impressionante costola della lunghezza di due metri. Qualcuno in passato ha pensato che potesse essere di uno degli elefanti di Annibale, ma è chiaro che una costola di quelle dimensioni sia molto più grande di quella di un elefante. Potrebbe certo essere di un cetaceo preistorico, tesi che avvalorerebbe l’ipotesi della presenza di fondali marini in quella zona, ma… chi lo sa?